Voidmass L'ambientazione

Il Drift

Nel corso dell’ultimo secolo, tre avanzamenti tecnologici di grande portata hanno modificato in modo sostanziale il rapporto dell’individuo con il proprio corpo e con la continuità della propria esperienza: la sostituzione protesica, resa possibile dallo sviluppo degli impianti cibernetici; il trasferimento della coscienza, reso praticabile dalla diffusione dei Soma; e l’animazione sospesa, inizialmente sviluppata per applicazioni chirurgiche ma di fatto impiegata soprattutto nei viaggi interstellari.

Le tre condizioni hanno in comune una trasformazione che il soggetto non vive direttamente e che introduce quindi una discontinuità fra esperienza soggettiva e continuità corporea; al risveglio, l’individuo è chiamato a riconoscere come proprio un corpo modificato, sostituito o rimasto per lungo tempo al di fuori dell’esperienza cosciente.

  • Nella sostituzione protesica, il problema emerge soprattutto quando gli interventi diventano estesi: la progressiva sostituzione dell’organismo può alterare il riconoscimento del corpo come proprio e produrre disturbi dissociativi.

  • Nel trasferimento di coscienza la discontinuità è più netta, perché il soggetto si risveglia in un corpo diverso da quello nel quale si sono formati i suoi ricordi. L’adattamento richiede normalmente da alcune ore a diversi giorni e può essere accompagnato da fenomeni di estraneità corporea e, nei casi più gravi, di rigetto del nuovo corpo.

  • L’animazione sospesa introduce una discontinuità diversa, ma non meno significativa: l’esperienza cosciente viene interrotta per settimane o mesi e riprende in un luogo distante, spesso a decine di anni luce da quello della partenza, dopo un periodo di recupero neurologico.

Nella maggior parte dei casi questi effetti sono transitori: nei soggetti sottoposti a modificazioni corporee estese, trasferimenti frequenti o lunghi periodi di animazione sospesa, tuttavia, il recupero può richiedere settimane e lasciare conseguenze psicologiche permanenti.

Esposizioni ripetute a breve distanza sembrano inoltre produrre effetti cumulativi, fino al progressivo indebolimento della capacità di riconoscere come propri il corpo, i ricordi e l’esperienza vissuta. Nei casi più gravi la dissociazione diventa permanente e può evolvere in una condizione psicotica irreversibile. Negli ultimi decenni il problema ha assunto particolare rilevanza fra gli equipaggi delle tratte interstellari più lunghe e nelle colonie di frontiera, dove sostituzione protesica, trasferimenti e animazione sospesa ricorrono con maggiore frequenza e tendono a sovrapporsi.

A partire dal 2100 questi fenomeni sono oggetto di un protocollo sperimentale di sorveglianza volto a misurare il deterioramento della continuità identitaria e, soprattutto, a individuare la soglia oltre la quale il rischio di perdita di controllo diventa concreto. Il valore così misurato è detto drift; la soglia oltre la quale il soggetto viene considerato a rischio è convenzionalmente indicata come Depersonalization-Related Identity Failure Threshold (DRIFT). Nel linguaggio comune, i soggetti che superano le soglie più gravi vengono detti andati in Deriva o andati in Drift.

La Deriva (Drift)

Il Drift misura il deterioramento progressivo della capacità di riconoscere come propria l’esperienza accumulata fino a quel momento. Chi ne è colpito continua a ricordare ciò che ha visto e ciò che ha fatto, ma incontra difficoltà a considerarli come parte continua della propria esistenza.

Nelle fasi iniziali i soggetti descrivono la condizione come una sorta di “distacco”: gli episodi restano accessibili, ma vengono percepiti come appartenenti a qualcun altro, oppure come appresi da un racconto anziché vissuti; con il progredire della condizione la distanza aumenta, e il soggetto incontra difficoltà crescenti ad attribuire a sé stesso le proprie azioni e il proprio operato.

Memoria anoetica, noetica e autonoetica

I concetti utilizzati per descrivere la deriva hanno origine nella psicologia del ventesimo secolo. Nel 1972 lo psicologo e neuroscienziato estone Endel Tulving introdusse per la prima volta la distinzione fra memoria episodica, relativa agli eventi vissuti, e memoria semantica, relativa ai fatti conosciuti. Nel 1985 Tulving articolò la coscienza in tre livelli, definiti anoetico, noetico e autonoetico: in particolare, la coscienza noetica consiste nel sapere che un fatto è accaduto, senza riviverlo; la coscienza autonoetica consiste nel ricordare un episodio rivivendolo come proprio, cioè nell’essere consapevoli di essere stati quella persona in quel momento.

Nei soggetti in deriva la coscienza noetica resta intatta, mentre quella autonoetica tende a degradarsi progressivamente: il paziente conserva l’accesso al contenuto dei ricordi e perde la capacità di collocarvisi. La letteratura specialistica descrive per questa ragione la condizione come una conversione della memoria autonoetica in memoria noetica. La formulazione rende conto anche di una delle principali difficoltà diagnostiche: gli strumenti clinici di impiego corrente misurano il contenuto della memoria e non la sua attribuzione, e un soggetto nelle fasi iniziali supera quindi qualsiasi test mnestico standard.

Le cause

La deriva si sviluppa in seguito ad alterazioni che interessano le due componenti fondamentali su cui l’individuo costruisce l’identità e la percezione di sé: il corpo e la mente.

  • Il corpo. Al diminuire della componente biologica il soggetto riconosce sempre meno il proprio organismo come proprio. È la causa che la medicina conosce meglio, perché è misurata direttamente dal BRI, ed è quella su cui la SDS è stata originariamente definita; il trasferimento di coscienza e l’animazione sospesa vi contribuiscono in misura transitoria, nei modi descritti in apertura.

  • La mente. Alcuni rapporti riservati ipotizzano l’esistenza di presenze capaci di sfruttare la debolezza psichica di un individuo per interferire con la sua esperienza e, nei casi estremi, impossessarsene. Queste presenze sembrerebbero agire soltanto in determinate condizioni di prossimità, diverse da caso a caso, e i soggetti già in deriva risulterebbero più esposti. Ad oggi, gli Spettri costituiscono l’unico fenomeno noto associato a questo tipo di deriva.

Sindrome da Discontinuità Somatica (SDS)

Un valore di Drift elevato può portare allo sviluppo della Somatic Discontinuity Syndrome (SDS), una condizione psicotica cronica che porta il soggetto ad assumere comportamenti pericolosi, antisociali e incompatibili con la vita civile. La SDS è considerata irreversibile, ma in alcuni casi può essere “annullata” facendo ricorso a un trasferimento di coscienza in un Soma biologicamente integro, eliminando parte del problema (l’eccesso di impianti) alla radice. Alcune polizze assicurative prevedono addirittura la registrazione periodica di Selfmark, con RTO e RPO definiti contrattualmente, così da mantenere disponibile almeno un backup antecedente all’insorgenza della sindrome.

Sorveglianza e protocolli

A partire dal 2100, le AEGIS installate a bordo delle principali navi interstellari vengono impiegate per somministrare all’equipaggio una batteria di test volta a valutarne periodicamente lo stato di salute mentale. I soggetti classificati come a rischio vengono sospesi dalle mansioni e, nei casi più gravi, interdetti al volo interstellare per ragioni di sicurezza della navigazione. Contestualmente al provvedimento viene predisposto e consegnato anche un piano di recupero, basato su terapia farmacologica e psichiatrica protratta e sull’impiego di trattamenti già utilizzati per altre indicazioni cliniche.

Negli ultimi anni, la crescente diffusione degli impianti cibernetici e l’aumento dei casi associati a modificazioni corporee estese hanno portato allo sviluppo di ulteriori protocolli di prevenzione; le misure in esame comprendono controlli più frequenti nei soggetti fortemente aumentati, valutazioni preventive prima dell’installazione di nuovi impianti e periodi minimi di recupero fra interventi, trasferimenti di coscienza e successive traversate interstellari.