La società postumana
La possibilità di registrare un Selfmark e trasferirlo in un nuovo Soma ha prodotto conseguenze molto più profonde della semplice estensione della vita. Per gran parte della storia umana nascita, identità, età, malattia e morte erano legate allo stesso organismo; con l’arrivo dei Soma e del trasferimento di coscienza, questa convinzione è stata spezzata: una persona può attraversare più corpi nel corso della propria esistenza, perdere anni di memoria senza essere considerata morta, possedere un’età anagrafica molto diversa da quella biologica e mantenere la propria continuità giuridica dopo la distruzione del proprio Soma originario.
Molti sociologi, filosofi e antropologi contemporanei descrivono questa trasformazione come l’ingresso in una condizione postumana, nella quale l’identità personale può conservare continuità attraverso più corpi biologici e il Soma diventa una componente sostituibile dell’esistenza individuale.
Questo traguardo ha modificato alcuni dei principali fondamenti della società umana: famiglia, lavoro, proprietà, medicina, religione e distribuzione della ricchezza.
La nuova disuguaglianza
La tecnologia Soma viene frequentemente descritta come una vittoria sulla mortalità biologica: a ben vedere, però, lo è soltanto per chi può permettersela. La sopravvivenza dopo la perdita di un corpo richiede almeno tre elementi: un Selfmark realizzato di recente, un Soma compatibile e l’infrastruttura necessaria al trasferimento.
Gli individui più ricchi possono aggiornare frequentemente il proprio Selfmark, conservarne copie ridondanti e mantenere Soma personalizzati pronti per essere utilizzati; per loro la distruzione di un “guscio” può comportare la perdita di poche ore o pochi giorni di esperienza.
Per un lavoratore comune, per quanto abbiente, la continuità è più incerta: i Selfmark vengono effettuati a intervalli più lunghi, spesso di mesi o anni, e il trasferimento dipende dalla disponibilità di un Soma compatibile, dalla copertura assicurativa e dalle infrastrutture presenti nel luogo in cui avviene la morte. Il recupero rimane possibile, ma può comportare una perdita significativa di memoria, lunghi tempi di attesa o l’assegnazione di un corpo di qualità inferiore.
Per chi non dispone di risorse sufficienti, invece, la distinzione tra morte biologica e morte definitiva è puramente teorica: Selfmark, Soma e trasferimento di coscienza restano tecnologie economicamente inaccessibili, oppure disponibili soltanto attraverso programmi pubblici ad accesso limitato, forme di assistenza limitate e discontinue o contratti di lavoro fortemente vincolanti, nei quali backup, trasferimento e disponibilità di un nuovo corpo sono subordinati all’accettazione di condizioni onerose, invasive e scarsamente negoziabili.
La possibilità di perpetuarsi oltre la morte biologica ha finito dunque per diventare una nuova forma di disuguaglianza economica.
Età e longevità
L’età ha perso parte del significato che possedeva in passato: una persona nata ottant’anni prima può occupare un Soma biologicamente molto più giovane, mentre un individuo molto più giovane può essere costretto a utilizzare un corpo vecchio o debilitato. Per gestire questa situazione, i documenti identificativi sono stati adattati per distinguere tra età cronologica, riferita alla continuità legale dell’individuo, ed età biologica, riferita al Soma occupato.
Tra le classi più ricche, la sostituzione periodica del corpo consente di evitare gran parte degli effetti dell’invecchiamento: dirigenti, proprietari e funzionari possono così mantenere personalmente il controllo delle stesse istituzioni per periodi che, in passato, avrebbero richiesto il ricambio di più generazioni.
Ne deriva una concentrazione del potere particolarmente difficile da contrastare: patrimoni, partecipazioni societarie, reti politiche e conoscenze possono restare nelle mani degli stessi individui per decenni, riducendo drasticamente il ricambio ai vertici.
Il corpo come proprietà
In una società che prevede la sostituibilità del corpo, il corpo stesso è diventato un bene economico: un Soma può essere acquistato, assicurato, finanziato, affittato o fornito dal datore di lavoro.
Nei casi più estremi, la proprietà del corpo occupato non coincide neppure con quella della persona che lo utilizza: nelle colonie industriali, ad esempio, una MC potrebbe fornire organi artificiali, arti specializzati o interi Soma destinati a determinate mansioni. Il costo può essere trattenuto dallo stipendio, incorporato nel contratto o sostenuto direttamente dall’azienda; in quest’ultimo caso il corpo rimane proprietà della società. Il risultato è che un lavoratore può trovarsi a trascorrere diversi anni di vita in un “guscio” che non gli appartiene, salvo poi trovarsi obbligato a riscattarlo o restituirlo alla cessazione del rapporto di lavoro.
Rapporti di subordinazione di questo tipo diventano particolarmente gravi negli insediamenti in cui la MC controlla anche le cliniche e le infrastrutture necessarie al trasferimento; in questi casi lasciare la compagnia diventa quasi impossibile, in quanto può significare perdere l’accesso a un nuovo Soma e quindi la possibilità stessa di essere trasferiti.
Il mercato dei corpi
Il mercato si è adattato alla sostituibilità del corpo sviluppando offerte molto diverse per qualità, prezzo e grado di personalizzazione: esistono Soma nuovi, disponibili in versioni standardizzate o personalizzate, e Soma usati, successivamente ricondizionati per un nuovo occupante.
Chi dispone di risorse sufficienti può commissionare un corpo costruito secondo specifiche precise, scegliendone caratteristiche estetiche e parametri fisiologici; chi ha mezzi limitati deve invece affidarsi alla disponibilità del momento e può essere costretto ad accettare un “guscio” già utilizzato, poco adatto alle proprie esigenze o semplicemente il primo disponibile.
I Twenty-Seven
I Twenty-Seven, nell’accezione più generale del termine, quella riferita agli individui che hanno raggiunto il valore minimo di Biological Retention Index legalmente consentito, occupano una posizione particolarmente delicata: legalmente sono esseri umani all’interno di Soma fortemente aumentati, ma il loro aspetto può risultare in larga parte artificiale.
La possibilità che pochi punti BRI separino una condizione conforme da una non conforme ha trasformato il 27 in una vera e propria categoria culturale: l’espressione “essere al ventisette” indica comunemente l’adozione di uno stile di vita estremo, imprudente e orientato al rischio, focalizzato sul presente e disinteressato alle conseguenze future.
Come spesso accade in conseguenza di questo tipo di trasformazioni culturali, la società produttiva ha progressivamente incorporato anche questa nuova soglia nei propri rapporti di forza: assicurazioni e datori di lavoro tendono a imporre margini superiori al minimo legale, soprattutto nelle attività in cui la perdita di ulteriore tessuto biologico costituisce un rischio concreto; eserciti, reparti militari e industrie particolarmente aggressive considerano invece la vicinanza al 27 un indicatore di efficienza, sostituibilità e adattamento alla mansione.
La medesima caratteristica può quindi tradursi, a seconda dell’ambiente, in stigma, requisito professionale o segno di status.
Diritto e continuità giuridica
La sostituibilità del corpo ha obbligato anche il diritto ad adattare categorie rimaste quasi immutate per secoli. Formule come “finché morte non ci separi” hanno perso parte del loro significato letterale: un matrimonio non termina con la morte biologica se il coniuge può essere successivamente ripristinato.
La questione rischia però di diventare più complessa quando il Selfmark utilizzato precede eventi importanti della relazione: una persona può risvegliarsi legalmente sposata con qualcuno che ricorda di avere appena conosciuto, scoprire di avere figli concepiti dopo il proprio backup o trovarsi vincolata da decisioni delle quali non conserva alcuna memoria.
A livello normativo, la perdita mnemonica non interrompe la continuità giuridica della persona: tutti gli atti attribuibili in modo dimostrabile all’individuo (contratti, acquisti, debiti, decisioni familiari e altri atti giuridici) continuano a produrre effetti indipendentemente dal successivo ripristino o dai ricordi conservati nell’ultimo Selfmark. In termini legali, il ripristino senza memoria viene quindi trattato alla stregua di un’amnesia: la persona rimane responsabile delle decisioni assunte, anche quando non ricorda di averle prese.
Eredità
Il medesimo principio di continuità giuridica produce conseguenze rilevanti anche in materia successoria: la distruzione di un corpo non è sufficiente ad aprire automaticamente un’eredità, perché il titolare può continuare a essere considerato giuridicamente esistente finché permane una concreta possibilità di ripristino. La “morte patrimoniale” può così avvenire molto tempo dopo quella biologica.
Per evitare che questa condizione si prolunghi indefinitamente, la normativa prevede un termine ordinario di sei mesi, che decorre dalla registrazione del decesso o della scomparsa, trascorso il quale può essere dichiarata la morte definitiva, aperta la successione e autorizzata la ricostituzione da una copia archiviata. Questo termine può tuttavia essere impugnato o prorogato quando esistano elementi concreti che rendano plausibile un successivo ripristino, come la presenza di Selfmark validi, copie cognitive archiviate in altri sistemi o procedure di recupero già avviate.
Contratti, patrimoni e partecipazioni possono quindi rimanere congelati oltre il termine ordinario nei casi contestati; per le grandi fortune, soprattutto quando sono coinvolti archivi distribuiti fra più sistemi, la controversia può protrarsi anche per molti anni.
Mirror e identità
Una delle principali sfide poste dal trasferimento di coscienza riguarda la possibilità che più istanze della stessa continuità cognitiva esistano contemporaneamente: nonostante tale pratica, nota come mirroring, sia formalmente vietata e duramente sanzionata, simili situazioni continuano a verificarsi attraverso procedure clandestine, errori o copie non autorizzate.
L’esistenza dei Mirror ha introdotto nella società un problema che il diritto può disciplinare, ma non risolvere completamente. L’attribuzione della continuità giuridica a una sola istanza stabilisce chi conserva nome, patrimonio, contratti e responsabilità; non elimina però il fatto che più individui possano condividere la memoria della stessa vita e considerarla parte della propria identità. Per questo i Mirror occupano una posizione sociale particolarmente instabile: pur non avendo alcuna responsabilità per la propria duplicazione, vengono comunque percepiti come copie illegittime, sostituti o potenziali usurpatori. Anche quando ottiene una nuova identità legale, un Mirror non ha modo di rivendicare il patrimonio di beni, relazioni e legami affettivi acquisiti prima della duplicazione.
Le conseguenze sono particolarmente evidenti nei rapporti personali: un Mirror può riconoscere come propri genitori, figli, amici e partner che appartengono giuridicamente alla continuità riconosciuta; allo stesso tempo, queste persone possono considerarlo un estraneo, una copia illegittima o una seconda versione della stessa persona. Non esiste una risposta sociale condivisa, e famiglie diverse reagiscono in modi anche molto diversi.
Difficoltà simili si verificano anche sul mercato del lavoro: in alcuni settori i Mirror incontrano forti ostacoli nell’accesso a incarichi, ruoli o mansioni che richiedono autorizzazioni personali, abilitazioni professionali, security clearance o particolari rapporti fiduciari. Il semplice fatto che possiedano le competenze e l’esperienza dell’individuo originario non consente loro di ereditarne automaticamente titoli, anzianità o credenziali; inoltre, un Mirror può conoscere segreti industriali, procedure riservate, password ormai revocate o informazioni classificate appartenenti a un datore di lavoro con il quale, giuridicamente, non ha mai sottoscritto alcun contratto. Per questi motivi molte aziende adottano policy che vietano l’assunzione dei Mirror per ruoli sensibili o fiduciari, e anche le poche che accettano il rischio prevedono procedure di verifica, limitazioni all’accesso e nuovi accordi di riservatezza, oltre a inquadramenti spesso peggiori rispetto a lavoratori con esperienza equivalente.
Attorno a queste condizioni sono nati alcuni movimenti per i diritti dei Mirror, come Second Claim e Mirror Advocacy Network, associazioni di tutela e correnti politiche che contestano il principio secondo cui una sola istanza debba conservare la continuità piena. Le rivendicazioni vanno dal riconoscimento di diritti limitati sui rapporti e sui ricordi precedenti al mirroring, fino alla richiesta di considerare tutte le istanze derivate come continuazioni equivalenti dell’individuo originario. Tra i gruppi più noti figurano:
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Second Claim, movimento politico che rivendica per ogni istanza derivata un titolo autonomo sulla propria identità e sulla storia condivisa precedente alla separazione;
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Mirror Advocacy Network, rete internazionale di assistenza legale impegnata soprattutto nei casi di discriminazione, successione, rapporti familiari e riconoscimento dei diritti civili dei Mirror.
Pur tenendo conto di queste istanze, che restano comunque estremamente minoritarie, la questione sociale rimane sostanzialmente irrisolta: la legge può stabilire quale istanza sia titolare di un’identità, ma non può imporre a una persona di considerare estranei i propri ricordi, né obbligare gli altri a riconoscere come la stessa persona chi li condivide.
Religione
Soma, Selfmark e trasferimenti di coscienza hanno provocato pesanti conseguenze e profonde fratture in tutte le principali religioni organizzate.
La maggior parte delle controversie non riguarda gli impianti cibernetici: la sostituzione di singole parti del corpo, così come l’esistenza di organi coltivati, arti artificiali e protesi, sono concetti ormai accettati da numerose confessioni, in quanto visti e considerati come interventi effettuati sullo stesso individuo biologico. Il trasferimento completo da un corpo a un altro, con conseguente capacità di contrastare la morte, ha spostato la questione su un piano totalmente differente.
Una parte significativa delle dottrine contemporanee converge sull’idea che l’impronta cognitiva, pur essendo in grado di riprodurre memoria e personalità, non possa conservare gli elementi più profondi che costituiscono l’identità di una persona. Le religioni che postulano un’anima individuale e un rapporto essenziale fra questa e il corpo assumono una posizione ancora più radicale: nessuna procedura tecnica può trasferire l’anima di un individuo da un corpo a un altro e nessun Soma prodotto artificialmente, per quanto biologicamente indistinguibile da un corpo umano, può essere considerato equivalente a un corpo nato naturalmente. Per lo stesso motivo, anche la registrazione del Selfmark costituisce un elemento problematico, in quanto produce una rappresentazione della persona separata dal corpo senza conservarne la componente spirituale.
In conseguenza di ciò, i credenti appartenenti alle dottrine più ortodosse rifiutano categoricamente di sottoporsi a procedure che richiedano Selfmark o trasferimenti di coscienza, pur accettando normalmente altre forme di medicina avanzata; gli orientamenti più moderati si dichiarano invece favorevoli, ritenendo che l’anima possa accompagnare la persona indipendentemente dal supporto biologico.
Dissenso e resistenza
Il rifiuto ad avvalersi di molte delle nuove tecnologie non appartiene soltanto alla religione: nel corso del secolo sono emersi movimenti molto diversi che condividono l’opposizione ad alcune o a tutte le tecnologie legate alla sostituibilità del corpo, pur partendo da motivazioni spesso incompatibili fra loro.
Bioconservatorismo
I bioconservatori considerano la continuità dell’organismo una componente essenziale dell’identità personale. Le posizioni più moderate accettano protesi e organi artificiali quando hanno funzione terapeutica, ma rifiutano potenziamenti e trasferimenti completi; quelle più radicali considerano ogni sostituzione volontaria del corpo una progressiva perdita della condizione umana.
Ambientalismo e anticapitalismo
Una parte dei movimenti ambientalisti ha sviluppato una critica materiale alla tecnologia Soma. La produzione di corpi, impianti e infrastrutture di trasferimento richiede energia, bioreattori, materie prime, trasporti e trattamento delle scorie. Questi gruppi contestano soprattutto l’impiego di tali risorse per prolungare indefinitamente la vita o sostituire corpi ancora funzionali, sostenendo che i costi ambientali della longevità ricadano in larga parte su popolazioni e territori che ne ricevono pochi benefici.
La stessa critica assume una forma diversa nei movimenti anticorporativi e anticapitalisti. Per questi gruppi il problema principale non è la sostituzione del corpo in sé, ma il fatto che sopravvivenza, identità e continuità personale siano divenute servizi acquistabili: Selfmark proprietari, Soma aziendali, leasing del corpo e cliniche controllate dalle MC vengono interpretati come forme estreme di mercificazione: una tecnologia presentata come liberazione dai limiti biologici può trasformare anche il diritto a continuare a esistere in una relazione economica.
Le posizioni interne a questi movimenti sono molto diverse: alcuni chiedono accesso universale ai processi basati su Selfmark e Soma; altri ritengono che nessuna regolamentazione possa eliminare una dipendenza così profonda da infrastrutture concentrate nelle mani di pochi operatori, e boicottano quindi tali tecnologie.
Suprematismo, biopurismo e altre ideologie
Esistono inoltre organizzazioni identitarie, suprematiste e biopuriste che attribuiscono alla continuità biologica un valore politico, etico o morale: gruppi come l’Alleanza Ariana considerano il corpo naturale espressione di genealogia, discendenza e appartenenza, e interpretano la sostituzione con un Soma geneticamente differente come una perdita della continuità che pretendono di difendere. In queste dottrine il trasferimento completo rappresenta una minaccia non soltanto all’identità personale, ma alle stesse categorie di sangue e ascendenza sulle quali viene costruita l’appartenenza al gruppo.
Tra le organizzazioni più note di questo ambiente figura Measurehead, movimento biopurista nato dall’incontro fra suprematismo, antropometria e pseudoscienza genetica. I suoi aderenti sostengono che il valore e l’identità di un individuo possano essere ricavati da parametri corporei misurabili, fra cui ascendenza, aplogruppi, proporzioni scheletriche, profili endocrini e continuità della linea germinale. Il trasferimento in un Soma geneticamente differente viene interpretato come una forma di degenerazione, perché separerebbe la memoria individuale dalla continuità biologica che, secondo la dottrina, ne determina appartenenza e valore. Measurehead associa queste teorie a rigide pratiche di disciplina fisica, sessuale, alimentare e riproduttiva, presentate come strumenti per preservare l’integrità somatica dell’individuo e della sua discendenza.
Un’ulteriore corrente che negli ultimi anni è riuscita a ottenere una certa notorietà e diffusione è quella dei Fleshkeepers, comunemente chiamati gli Incarnati. I suoi sostenitori contestano l’idea che memoria e personalità siano sufficienti a definire un individuo, sostenendo che ormoni, percezione, dolore, sessualità, capacità motorie e storia biologica partecipino continuamente alla formazione dell’identità: di conseguenza, cambiare Soma significa modificare in modo sostanziale la persona che lo occupa. La Sindrome da Discontinuità Somatica viene spesso citata come conferma clinica di questa tesi. A differenza delle altre organizzazioni, i Fleshkeepers non sono contrari al trasferimento di coscienza in senso assoluto, ma lo considerano accettabile soltanto quando il nuovo Soma è un clone diretto dell’originale.
Esistono infine una serie di movimenti che, per ragioni politiche, etiche, economiche o sociali, difendono la mortalità come componente necessaria dell’esistenza umana: la possibilità di rimandare indefinitamente la morte viene accusata di impedire il ricambio generazionale, perpetuare il potere e i privilegi della classe dominante e distorcere il rapporto con il tempo, il rischio e la responsabilità.
Continuity Consent Act (2099)
Negli ultimi anni il rifiuto della ricostituzione da Selfmark ha assunto una forma giuridica con il Continuity Consent Act (CCA), adottato nel 2099 dalla European Federation e successivamente recepito, con formulazioni sostanzialmente equivalenti, negli ordinamenti delle altre principali Egemonie. Il CCA riconosce a ogni individuo il diritto di vietare preventivamente la registrazione, la conservazione o l’impiego di un Selfmark ai fini della ricostituzione.
Il divieto viene reso operativo attraverso un’apposita sezione del Somatic Continuity Register denominata registro di non continuità, consultabile dalle strutture sanitarie, dalle compagnie assicurative e dagli operatori autorizzati al trasferimento. L’interessato può escludere qualsiasi ricostituzione oppure autorizzarla soltanto in determinate circostanze, indicando per esempio caratteristiche richieste del Soma, limiti temporali, condizioni mediche o la necessità che il corpo di destinazione sia un clone derivato dal proprio patrimonio genetico. L’iscrizione è volontaria, modificabile e revocabile in qualsiasi momento; in presenza di una registrazione valida, ogni procedura di ricostituzione deve rispettarne le condizioni anche quando esistano copie cognitive tecnicamente utilizzabili.
IMPORTANTE: Poiché le repliche locali del Registro vengono riconciliate soltanto al passaggio dei corrieri, un’iscrizione o una revoca può non essere immediatamente conosciuta negli altri sistemi: una ricostituzione effettuata sulla base dello stato locale del Registro può quindi risultare perfettamente regolare al momento dell’esecuzione, salvo poi rivelarsi incompatibile con una disposizione più recente soltanto alla successiva sincronizzazione. La disciplina di questi casi rimane uno dei punti sui quali la giurisprudenza delle Egemonie è maggiormente divisa.
Al registro di non continuità si iscrivono soprattutto i credenti delle dottrine più ortodosse, i membri dell’Alleanza Ariana e di Measurehead, i Fleshkeepers e gli aderenti ad altre organizzazioni contrarie, per ragioni diverse, alla ricostituzione da Selfmark.
Il diritto all’irriproducibilità
Dal rifiuto della ricostituzione è emersa anche una questione distinta: il diritto di impedire che una propria impronta cognitiva continui a esistere dopo la morte.
Il semplice divieto di ripristino non garantisce infatti la scomparsa dei Selfmark già conservati presso cliniche, assicurazioni, datori di lavoro o archivi remoti. Il CCA consente quindi di richiederne la cancellazione e di predisporre procedure automatiche per la distruzione delle copie residue al verificarsi di condizioni prestabilite.
Questo principio viene generalmente definito diritto all’irriproducibilità: non riguarda soltanto la possibilità di rifiutare un nuovo Soma, ma quella di impedire che rimangano dati sufficienti a produrre in futuro una nuova istanza dell’individuo. La condizione risultante è sostanzialmente la stessa prodotta dall’interdizione della continuità, con la differenza che in questo caso viene richiesta volontariamente dall’interessato.
Genere e transizione
Fra i parametri che un committente può stabilire per il proprio Soma rientra il sesso biologico. Il trasferimento di coscienza ha quindi introdotto una possibilità inedita: scegliere di abitare un Soma sviluppato fin dall’origine con caratteristiche sessuali differenti da quelle del corpo precedente, senza dover intervenire progressivamente su quest’ultimo. Questa possibilità ha assunto un’importanza particolare per la comunità trans e per molte persone non binarie, anche se il suo impiego non è limitato alla transizione di genere.
Il diritto ha seguito la medesima logica già applicata agli altri attributi personali: il genere appartiene alla persona e alla sua continuità giuridica, non al Soma occupato; il Somatic Continuity Register conserva il sesso biologico di ciascun corpo fra i dati tecnici, insieme al profilo genetico e alle altre caratteristiche somatiche, senza attribuirgli valore identificativo. Le precedenti norme sulla transizione di genere hanno così progressivamente perso la propria specificità, venendo assorbite nella disciplina generale del trasferimento di coscienza.
L’accesso a questa possibilità resta tuttavia fortemente diseguale: commissionare un Soma sviluppato secondo caratteristiche specifiche richiede risorse che la maggior parte delle persone non possiede; chi non può permetterselo si trova quindi costretto a scegliere fra i corpi standard disponibili oppure a ricorrere ai trattamenti ormonali e chirurgici convenzionali.
Diritto all’affermazione di genere
Le associazioni per i diritti delle persone trans hanno concentrato gran parte della propria attività proprio su questa disparità, sostenendo che una tecnologia di questo tipo non possa restare un privilegio legato al reddito. Le battaglie principali riguardano l’inclusione dei trasferimenti di coscienza finalizzati all’affermazione di genere nei sistemi sanitari e nelle coperture assicurative ordinarie. In due delle cinque Egemonie, European Federation e Pacific Alliance, e in una parte delle giurisdizioni del Meridian Pact, questa posizione è stata recepita; altrove, l’accesso a un Soma adeguato continua a dipendere in larga misura dalla capacità individuale di pagarlo.
Non mancano tuttavia posizioni apertamente contrarie a queste trasformazioni; l’opposizione proviene soprattutto dagli ambienti che attribuiscono al corpo originario un particolare valore religioso, biologico o identitario. In particolare, le confessioni che considerano inseparabili anima e organismo tendono a rifiutare il problema alla radice, negando validità a qualsiasi trasferimento completo. Anche in ambito laico esistono opposizioni strutturate: l’Alleanza Ariana e Measurehead interpretano il sesso biologico come parte della genealogia e della continuità che intendono preservare, e considerano quindi la transizione attraverso un Soma differente una forma particolarmente radicale di discontinuità.
La questione ha prodotto divisioni più profonde fra i Fleshkeepers: la posizione tradizionale del movimento ammette il trasferimento soltanto in un clone diretto dell’individuo, ma una parte dei suoi membri considera accettabile modificare durante lo sviluppo del clone i caratteri sessuali, purché la continuità genetica resti intatta; i settori più rigorosi respingono questa interpretazione, sostenendo che una modifica endocrina e somatica così estesa produca comunque una discontinuità inaccettabile della persona.
A prescindere dalle diverse posizioni politiche, religiose o culturali, è indubbio che la diffusione dei Soma abbia contribuito a consolidare la distinzione tra caratteristiche sessuali e identità di genere, rendendo sempre più comune riconoscere quest’ultima come una componente dell’identità personale, indipendente dal sesso biologico del corpo occupato in un determinato momento.
Medicina e assicurazioni
La distinzione tra perdita del corpo e perdita della persona ha modificato profondamente anche la medicina: un medico può trovarsi davanti a un paziente il cui Soma richiede cure lunghe e costose, mentre un Selfmark recente renderebbe possibile interrompere i trattamenti, lasciar morire il corpo e procedere successivamente alla ricostituzione. Dal punto di vista clinico le due soluzioni non sono equivalenti, ma dal punto di vista economico possono esserlo, soprattutto quando il Soma appartiene a un datore di lavoro, a una compagnia assicurativa o a una MC.
Questa possibilità ha imposto nuovi protocolli sul consenso informato e sulle direttive anticipate: un paziente può richiedere che il proprio Soma venga curato finché esiste una ragionevole possibilità di sopravvivenza, oppure autorizzare il ricorso alla ricostituzione oltre determinate soglie di rischio, costo o perdita funzionale. Le controversie riguardano soprattutto i casi in cui la volontà del paziente entra in conflitto con quella di chi finanzia le cure o possiede il corpo.
Anche le assicurazioni hanno dovuto distinguere diversi aspetti della sopravvivenza che in passato venivano ricondotti a un unico profilo di rischio. Le polizze separano oggi la copertura del Soma, la continuità cognitiva e la perdita mnemonica, prevedendo tutele diverse per la cura o sostituzione del corpo, la conservazione e ricostituzione del Selfmark e i danni derivanti dai ricordi perduti dopo l’ultimo backup; è quindi possibile essere assicurati contro la morte del corpo, ma non contro la perdita di mesi o anni della propria continuità personale.
Lavoro e tutele
Il trasferimento di coscienza ha aumentato enormemente il valore economico della continuità cognitiva del personale specializzato: piloti, tecnici, chirurghi, ingegneri e altri professionisti possono mantenere decenni di esperienza attraversando diversi Soma, trasformando memoria e competenze in un capitale che le aziende hanno tutto l’interesse a preservare.
In alcuni settori questo ha portato a rendere obbligatoria la registrazione periodica del Selfmark; in altri, disporre di un “piano di backup” affidabile costituisce un requisito per accedere a determinate mansioni. Tipicamente, in questi casi il CCA viene aggirato subordinando assunzione o carriera al consenso preventivo alla ricostituzione; ne consegue che rifiutare il consenso significa essere esclusi da una parte del mercato del lavoro.
Come se non bastasse, il sistema di tutele garantite dal datore di lavoro introduce spesso una forma ulteriore di dipendenza: quando l’aggiornamento e la conservazione del Selfmark di un dipendente sono finanziati e gestiti dall’azienda, perdere il posto può significare perdere anche l’accesso alla versione più aggiornata di sé stessi e, nei casi estremi, alla possibilità stessa di essere ricostituiti.
Normalità e privilegio
Per la stragrande maggioranza della popolazione il corpo continua a essere vissuto in modo non troppo diverso dal passato: il “guscio” può essere sostituibile in teoria, ma nella vita quotidiana continua quasi sempre a essere l’unico disponibile.
La maggior parte delle persone attraversa l’intera esistenza senza effettuare alcun trasferimento completo; anche chi potrebbe permetterselo vi ricorre spesso una sola volta, in seguito a incidenti, malattie o condizioni irreversibili, trovandosi non di rado ad essere ricostituiti da un Selfmark vecchio di mesi o anni su un Soma tutt’altro che ideale.
Soltanto una piccola parte della popolazione, generalmente molto ricca, dispone di backup frequenti e corpi pronti all’uso, tanto da poter trattare la sostituzione del Soma come una pratica ordinaria e il corpo come una componente modificabile della propria identità. Disporre contemporaneamente di un Selfmark recente, di un Soma immediatamente disponibile e delle risorse necessarie per effettuare un trasferimento resta una condizione riservata a una minoranza molto ridotta della società umana.