Voidmass L'ambientazione

Le navi spaziali

Lo spazio interstellare è attraversato da migliaia di navi costruite in epoche, cantieri e contesti tecnologici differenti, spesso progettate per funzioni molto diverse tra loro.

Categorie funzionali

Per ricondurre questa varietà a una classificazione comune, registri navali, autorità portuali e compagnie assicurative adottano una categoria funzionale riconosciuta da tutte le Egemonie. A ogni nave viene assegnata una sigla che ne identifica la funzione primaria; la classificazione è riportata nei documenti di bordo e trasmessa dal trasponditore insieme agli altri identificativi dell’unità.

Oltre alla categoria funzionale, le navi si contraddistinguono per il loro ambito operativo, che indica dove possono operare e quanto lontano sono in grado di spingersi:

  • Interstellare. Può attraversare lo spazio fra le stelle.
  • Interplanetario. Può muoversi all’interno di un singolo sistema.
  • Planetario. Può operare all’interno dell’atmosfera e/o dell’orbita di un solo pianeta.
  • Ausiliario. Progettata per essere trasportata da un’altra unità: il suo ambito reale è limitato alla propria funzione specifica.
Sigla Categoria Ambito Funzione
EXP Explorer interstellare, interplanetario Esplorazione di nuovi sistemi e ricognizione a lungo raggio
RSC Researcher interstellare, interplanetario Ricerca scientifica, xenobiologia, archeologia, studio di anomalie
FRT Freighter interstellare, interplanetario Trasporto commerciale di merci e materiali
STL Settler interstellare Trasporto di coloni e infrastrutture per nuovi insediamenti
MNR Miner interstellare, interplanetario Estrazione e prima lavorazione di risorse
SLV Salvager interstellare, interplanetario Recupero di relitti, strutture e materiali
TNK Tanker interstellare, interplanetario Trasporto di Voidmass, carburanti e fluidi industriali
PAX Liner interstellare, interplanetario Trasporto civile di passeggeri
GRD Guardian interstellare, interplanetario Scorta, pattugliamento e difesa dei convogli
DST Destroyer interstellare, interplanetario Intercettazione e distruzione: scafo leggero, armamento pesante
CRS Cruiser interstellare, interplanetario Operazioni militari autonome e prolungate
CVR Carrier interstellare, interplanetario Trasporto di altre unità: mezzi planetari, navette e squadre imbarcate
CLP Clipper interstellare Corriere prioritario: trasporto ad altissima velocità di dati, plichi e personale critico
TND Tender interplanetario Servizio e trasporto all’interno di un sistema
TUG Tug interplanetario, planetario Rimorchio e movimentazione di masse in orbita e in prossimità dei porti
TRK Tracker planetario Ricognizione tattica, trasporto e spostamenti su un pianeta
LNC Lancer planetario Come il Tracker, con armamento leggero
GNR Gunner planetario Appoggio pesante e attacco al suolo
CTR Cutter ausiliario Navetta ausiliaria imbarcata: trasporto locale, scialuppa e soccorso
POD Personal Object Delivery ausiliario Capsula balistica monouso per posta urgente o una singola persona

Il Clipper (CLPR o CLP) costituisce il livello più alto del servizio postale interstellare.

Classe

La categoria funzionale di una nave prescinde dalle sue dimensioni: esistono cargo più grandi di un incrociatore e navi scientifiche più piccole di un rimorchiatore di sistema. Le dimensioni di una nave dipendono dalla sua classe, ovvero dal modello, il quale viene prima progettato e poi prodotto in più esemplari.

Per dirla in parole semplici, la categoria indica lo scopo per cui la nave è stata costruita, mentre la classe descrive come è fatta: dimensioni, forma dello scafo, tipologia di motori, velocità, equipaggio previsto, armamenti, etc.

Four-Way Key (4WK)

Al momento della registrazione a ogni nave vengono assegnati un numero di serie, convenzionalmente composto da quattro cifre, e un nome, generalmente scelto dall’armatore.

L’unione di questi quattro elementi (categoria, classe, numero e nome), separati da un trattino, costituisce la four-way key (4WK), ovvero la “targa” della nave. Alcuni esempi:

PAX-Caliban-1701-Enterprise
EXP-Beowulf-5521-Durendal
RSC-Argo-3417-Chester

La 4WK di ciascuna nave deve essere obbligatoriamente registrata, resa identificabile e mostrata in modo visibile su tutti i lati principali dello scafo; la navigazione sotto identità falsificata costituisce una grave violazione dello Space Navigation Code.

Le navi non ancora registrate, come ad esempio quelle ancora in attesa di essere vendute, non hanno tipicamente una 4WK, a meno che l’armatore non abbia interesse a registrarle anzitempo (e a sue spese) per accelerare le pratiche di vendita.

Motori e propulsione

Tutte le navi che operano in ambito interstellare e interplanetario sono dotate di un Alcubierre Drive: i mezzi destinati a operare all’interno di un pianeta non ne montano uno, non soltanto perché non gli serve ma anche perché il campo gravitazionale del pianeta stesso non renderebbe possibile attivarlo. Questo significa che, per definizione, nessun mezzo planetario può raggiungere un altro sistema, a meno di non essere trainato, spinto o trasportato da una nave di ambito maggiore.

A prescindere dalla presenza o meno di un Alcubierre Drive, ogni nave dispone di apparati propulsivi non-FTL per la navigazione ordinaria, le manovre e le operazioni in prossimità di corpi celesti: avvicinamenti, manovre di attracco, ingresso in atmosfera e atterraggio al suolo. Questi apparati sono correntemente denominati propulsori sublight, o semplicemente sublight.

Le tratte di avvicinamento e allontanamento dai pianeti e/o dalle stazioni orbitali che anticipano o concludono i viaggi a curvatura prendono il nome da essi e sono convenzionalmente definite code sublight: vengono necessariamente effettuate con questo tipo di propulsione, e nei viaggi in animazione sospesa coincidono inoltre con la parte del viaggio in cui gli equipaggi cominciano a riprendere conoscenza.

Nel gergo degli equipaggi i sublight sono i remi, per contrapposizione al Drive: la curvatura è la vela che copre le distanze, i remi servono in porto, in manovra e in tutte le occasioni in cui la vela non è di alcuna utilità. Navigare a remi significa dunque procedere senza curvatura, e in molte espressioni di bordo indica per estensione qualunque situazione in cui si è costretti a fare le cose nel modo lento.

Assetto e gravità di bordo

Una nave spaziale non è un razzo, e non va immaginata come tale: si muove in avanti, non verso l’alto. I ponti sono piani orizzontali sovrapposti che corrono da prua a poppa, la plancia sta a prua e non in cima, e il basso a bordo resta sempre lo stesso basso, indipendentemente da ciò che fanno i motori e da come la nave è orientata.

Questo è possibile perché ogni unità dotata di Alcubierre Drive produce al proprio interno un campo di gravità artificiale, convenzionalmente regolato su 1 g. Si tratta di un’applicazione minore della stessa tecnologia che deforma lo spazio per generare la bolla di curvatura: impiegata a potenza ridotta e confinata all’interno dello scafo, essa consente di mantenere un peso apparente costante e indipendente dall’accelerazione. La gravità di bordo non è dunque un effetto della spinta, ma un impianto.

Ne derivano alcune conseguenze rilevanti. L’accelerazione di una nave, che nei viaggi in spazio convenzionale si inverte a metà percorso, non viene avvertita dall’equipaggio, ed è per questo che i valori di accelerazione descrivono i tempi di percorrenza e non le condizioni di vita a bordo. Le navi possono inoltre atterrare e restare pienamente abitabili, poiché i loro ponti sono già orientati come quelli di un edificio: al suolo il campo interno viene semplicemente disattivato.

Poiché l’impianto dipende dalla disponibilità di energia e di Voidmass, un’unità priva di alimentazione o con il contenimento compromesso perde la propria gravità. Un relitto alla deriva si trova quindi normalmente in caduta libera, e viene ispezionato in assetto EVA. Per gli equipaggi la perdita del peso è uno dei segnali di allarme più immediati e temuti, poiché precede o accompagna sempre un guasto grave.

Categorie civili e commerciali

Explorer (EXP)

Gli Explorer operano dove la rete delle infrastrutture non è ancora arrivata. Sono le prime unità a entrare in un sistema non ancora noto, a rilevarne le condizioni gravitazionali e a raccogliere i dati dai quali verranno elaborate le future rotte certificate: gran parte della cartografia commercializzata dalle Egemonie e dalle MC nasce dal lavoro di queste navi.

Proprio perché viaggiano oltre le rotte, gli Explorer spesso non possono contare su stazioni di supporto, depositi o reti da pesca in grado di accoglierli. Vengono quindi progettati per la massima autonomia: un numero di matrici Voidmass cariche elevato in rapporto alla massa, sistemi di navigazione ridondanti, equipaggi ridotti che trascorrono in animazione sospesa la maggior parte della missione sotto il controllo di un’AEGIS. Una missione di ricognizione può durare anni, e non tutte si concludono nel migliore dei modi.

Researcher (RSC)

I Researcher sono laboratori mobili destinati alla ricerca sul campo: xenobiologia, planetologia, studio di anomalie gravitazionali e, in anni recenti, archeologia. Operano frequentemente su incarico di università, Egemonie e MC, e costituiscono la componente principale delle spedizioni autorizzate presso i siti sottoposti a quarantena.

A differenza degli Explorer, il cui compito è attraversare un sistema e mapparne le caratteristiche, un Researcher è costruito per raggiungere un punto preciso e fermarsi lì: per questo motivo è tipicamente dotato di strumentazione ingombrante, moduli di contenimento e personale specializzato. Non di rado i Researcher vengono realizzati secondo architetture modulari che ne consentono lo smontaggio, totale o parziale, una volta raggiunta la destinazione. Scafo, moduli abitativi, laboratori, sistemi energetici e strutture di supporto possono così essere riconvertiti nella prima infrastruttura permanente del sito, trasformando la nave stessa in una colonia, una stazione di ricerca o nel nucleo iniziale di un insediamento più grande.

Freighter (FRT)

I Freighter (nel gergo comune, cargo) sono la spina dorsale dell’economia interstellare e la categoria più numerosa in assoluto. Le dimensioni variano enormemente, dai piccoli trasporti di sistema ai grandi cargo di rotta, e una parte consistente della flotta utilizza motori appartenenti a generazioni tecnologiche precedenti: per questo tipo di nave, infatti, prestazioni e tempi di traversata incidono generalmente meno della capacità di carico, dell’affidabilità e dei costi di esercizio.

Sulle rotte principali i cargo viaggiano spesso in convoglio, e molti conservano anche la qualifica di corriere certificato, trasportando posta e dati insieme alle merci. Nelle colonie periferiche, dove i collegamenti sono più radi, il loro arrivo rappresenta spesso il principale punto di contatto con il resto dello spazio abitato, grazie all’arrivo di rifornimenti, ricambi, comunicazioni, notizie e, occasionalmente, passeggeri.

Settler (STL)

I Settler sono tra le unità più grandi mai costruite. Trasportano in un unico viaggio migliaia di coloni in animazione sospesa insieme alle infrastrutture necessarie ai primi anni di un insediamento: reattori, impianti di supporto vitale, moduli abitativi, officine e scorte.

Il viaggio di un Settler è spesso di sola andata: una parte delle strutture della nave viene progettata per essere smontata e riutilizzata a destinazione, e lo scafo stesso può concludere la propria esistenza come prima stazione orbitale della colonia. Per questa ragione i Settler vengono costruiti quasi esclusivamente su commessa delle Egemonie o delle grandi MC.

Miner (MNR)

I Miner operano nei distretti estrattivi: asteroidi, lune e corpi minori dai quali vengono ricavati minerali, volatili e i preziosi materiali precursori. La categoria comprende tanto le piccole unità indipendenti quanto le grandi navi-impianto delle compagnie, capaci di effettuare a bordo la prima lavorazione del materiale estratto.

La maggior parte dei Miner non lascia quasi mai il sistema in cui opera: il trasferimento interstellare del prodotto è affidato a cargo e tanker. Le flotte estrattive costituiscono una parte consistente del patrimonio delle MC minerarie, e nei loro distretti la nave-impianto è spesso anche il centro amministrativo, medico e abitativo dell’intera operazione.

Salvager (SLV)

I Salvager (nel gergo comune, wrecker) sono navi specializzate nel recupero di relitti, strutture abbandonate, carichi dispersi e unità rimaste alla deriva o fuori rotta. Il loro compito consiste nel localizzare ciò che può ancora essere recuperato, metterlo in sicurezza e riportarlo in condizioni tali da poter essere trainato, smontato o trasferito. Sono quindi equipaggiati per il lavoro pesante, con bracci di manipolazione, officine, sistemi di traino e stive modulari, e possono operare per lunghi periodi in ambienti danneggiati o privi di infrastrutture.

Una parte del loro lavoro rientra nell’ordinaria amministrazione, come il recupero dei POD che hanno mancato la rete di destinazione e continuano a trasmettere la propria posizione, talvolta per anni. Altri interventi sono invece molto più delicati, anche perché un qualsiasi “relitto” può contenere carichi, sistemi e informazioni riservate; per evitare abusi, lo Space Navigation Code stabilisce una serie di condizioni e oneri specifici volti a determinare con precisione quando un intervento può essere considerato salvataggio, acquisizione legittima o appropriazione indebita.

Tanker (TNK)

I Tanker trasportano i fluidi dell’economia interstellare: carburanti convenzionali, volatili industriali e, soprattutto, la Voidmass destinata a depositi, stazioni e flotte. Le unità adibite al trasporto di Voidmass sono tipicamente soggette a controlli particolarmente rigidi, sistemi di contenimento ridondanti, equipaggi certificati e ispezioni continue.

Il valore del carico rende i tanker un obiettivo naturale. Sulle rotte meno sicure viaggiano di norma sotto scorta, e la perdita di un tanker può lasciare a secco le riserve di un intero sistema.

Liner (PAX)

I Liner gestiscono il trasporto civile interstellare. Come per la posta, il servizio è stratificato per censo: i biglietti più costosi permettono di viaggiare coscienti, in cabine e spazi comuni pensati per traversate di settimane; quelli economici prevedono il noleggio di una capsula di animazione sospesa e poche ore di veglia tra l’imbarco e l’arrivo.

Sulle tratte principali i liner operano con regolarità di orario e costituiscono, insieme ai corrieri, la principale sorgente di notizie fresche per i sistemi che toccano. Verso la periferia il servizio di linea si dirada rapidamente, fino a cedere il posto ai pochi (e meno confortevoli) cargo che offrono servizi di trasporto.

Carrier (CVR)

I Carrier (nel gergo comune, navi madre) sono navi progettate per il trasporto di altre unità. Il loro scafo è costruito attorno a una stiva con funzionalità di hangar che prevede culle d’attracco, officine e tutto lo spazio necessario per alloggiare altre navi.

I carrier vengono generalmente utilizzati in tutti i casi in cui occorre dotare colonie, distretti estrattivi o sistemi di mezzi ad ambito operativo planetario, che in quanto privi di Alcubierre Drive non potrebbero arrivare a destinazione in modo autonomo. Le versioni civili accompagnano la fondazione degli insediamenti e le operazioni minerarie; quelle militari trasportano i mezzi d’appoggio e le squadre.

Lo scafo di un Carrier sacrifica gran parte dello spazio riservato a motori, alloggi e armamenti per ottenere più volume possibile, ed è di conseguenza lento e vulnerabile: per questo motivo, sulle rotte esposte viaggia tipicamente sotto scorta.

Tender (TND)

I Tender sono le unità di servizio dei sistemi abitati: trasportano persone, materiali e attrezzature fra i corpi di un medesimo sistema, riforniscono le installazioni isolate e raggiungono i luoghi che il traffico di linea non tocca. Nella maggior parte dei casi dispongono di un Alcubierre Drive di potenza modesta, sufficiente a compiere Phase Shift brevi e con autonomia limitata.

Per una colonia periferica i tender sono spesso gli unici mezzi capaci di percorrere grandi distanze e vengono quindi utilizzati per spostamenti, missioni esplorative, ricognizioni, etc., facendo le veci di tutte le altre categorie di navi.

Tug (TUG)

I Tug, o rimorchiatori di sistema, spostano masse che non possono spostarsi da sole: unità disalberate, moduli in costruzione, relitti da avvicinare, carichi ingombranti in prossimità dei porti: sono contraddistinti da uno scafo minimale che prevede un ampio vano motori e un equipaggio ridotto al minimo, così da favorire ottime prestazioni in spinta e in velocità.

Tracker (TRK)

I Tracker sono i mezzi planetari più diffusi in assoluto. Operano all’interno di un singolo pianeta, dalla superficie all’orbita, e svolgono funzioni di ricognizione tattica, trasporto, collegamento e supporto operativo. Sono unità versatili, impiegate soprattutto dove non esistono infrastrutture stabili o dove queste non sono sufficienti.

Nelle colonie, un Tracker può trasportare personale verso un sito di lavoro, evacuare un ferito, sorvolare un’area difficile da raggiungere o trasferire rapidamente una squadra da un punto all’altro del pianeta.

Categorie militari

Quasi tutte le categorie militari esistono sia in ambito interstellare che interplanetario, poiché la maggior parte dei conflitti si combatte all’interno dei sistemi, dove si concentrano colonie, risorse e infrastrutture. Le unità planetarie, prive di Drive, devono essere trasportate da Carrier.

Il funzionamento della curvatura condiziona in modo sostanziale la tattica degli scontri. Poiché dopo il Phase Shift, rotta e velocità non possono essere modificate, effettuare un inseguimento durante il volo FTL è praticamente impossibile: per questo motivo gli scontri avvengono quasi tutti nello spazio convenzionale, concentrandosi presso punti di uscita e le infrastrutture strategiche. Per questo la difesa di un sistema dipende in larga misura dalle reti di interdizione, capaci di forzare l’uscita dalla curvatura delle unità in arrivo.

Guardian (GRD)

I Guardian sono le unità militari più diffuse: navi di taglia contenuta impiegate nella scorta dei convogli, nel pattugliamento dei margini gravitazionali e nella difesa delle infrastrutture. Operano soprattutto nei punti più vulnerabili del traffico, come ingressi di rotta, stazioni di posta e depositi, spesso in coordinamento con le reti di interdizione dei sistemi difesi.

Una parte consistente dei Guardian appartiene a compagnie militari private, molte delle quali operano nelle regioni di frontiera con funzioni di pattugliamento, ricognizione, scorta e sicurezza privata.

Destroyer (DST)

I Destroyer concentrano su uno scafo relativamente leggero il massimo armamento possibile, sacrificando protezione, autonomia e spazio abitabile. Sono unità specializzate nell’intercettazione e nella distruzione di bersagli specifici.

Come molte altre navi, il loro impiego è limitato dai limiti della curvatura: poiché dopo il Phase Shift rotta e velocità non possono essere modificate, rendendo impossibile inseguire un’altra nave durante il volo FTL, un destroyer che voglia colpire una nave interstellare deve raggiungere in anticipo il punto in cui prevede che il bersaglio tornerà nello spazio convenzionale. Si tratta dunque di una nave progettata per sferrare agguati, non di rado preceduti da operazioni di intelligence piuttosto complesse volte a impadronirsi della rotta e/o del piano di volo dell’unità bersaglio.

Cruiser (CRS)

I Cruiser sono navi progettate per operare autonomamente, per lunghi periodi e a grande distanza dalle proprie basi. Dispongono di un’ampia fornitura di matrici Voidmass, possono effettuare numerosi Phase Shift senza ricarica e integrano officine, reparti imbarcati e archivi cognitivi protetti per il personale sottoposto a backup. Sono inoltre tra le prime unità a ricevere motori di nuova generazione e sistemi di propulsione non ancora disponibili al traffico commerciale.

Un cruiser può restare fuori contatto per mesi e operare senza supporto diretto: in tali condizioni, il suo comandante rappresenta di fatto l’autorità della propria Egemonia nei sistemi attraversati. Nelle colonie periferiche, l’arrivo di un Cruiser costituisce quindi uno dei pochi contatti diretti con il potere centrale.

Lancer (LNC)

I Lancer sono la variante armata dei Tracker: condividono lo stesso involucro e prestazioni comparabili, ma integrano un armamento leggero destinato alla scorta, al pattugliamento e all’intercettazione di altri mezzi planetari.

Il nome riprende quello della cavalleria leggera e ne riflette il ruolo operativo: sono unità rapide, poco protette e relativamente economiche, impiegate soprattutto per garantire presenza, mobilità e capacità di reazione immediata su vaste aree.

Gunner (GNR)

I Gunner sono mezzi planetari pesantemente armati, concepiti per l’appoggio ravvicinato e l’attacco al suolo. A differenza dei Lancer, che privilegiano velocità e intercettazione, i gunner sono progettati per operare in prossimità dell’obiettivo e per poter concentrare il fuoco per periodi prolungati.

Nelle colonie periferiche la loro presenza ha spesso un valore politico oltre che militare, perché costituisce una dimostrazione immediata e visibile di forza: nelle regioni in cui l’autorità egemonica è più debole, una parte consistente dei Gunner appartiene infatti a compagnie private o alle forze locali.

Categorie ausiliarie

Le unità ausiliarie non sono navi autonome, ma mezzi progettati per essere trasportati da un’altra unità, dalla quale dipendono per raggiungere la propria area di impiego.

Cutter (CTR)

I Cutter (Crew Transport & Rescue) sono le navette imbarcate dalle navi più importanti e costose: piccole unità con un equipaggio previsto di 1-5 persone, impiegate come scialuppe, mezzi di collegamento, corrieri improvvisati e strumenti di ricognizione ravvicinata.

Un Cutter è pilotabile nello spazio convenzionale, ma non essendo concepito per la navigazione interstellare non dispone di un Alcubierre Drive. All’occorrenza può comunque essere lanciato in curvatura al pari di un POD, con il Phase Shift generato dai sistemi della nave madre e una carica di Voidmass imbarcata a mantenere stabile la bolla durante il transito. Dispone inoltre di un Quencher, che gli consente di interrompere autonomamente la curvatura una volta giunto a destinazione o in caso di emergenza, senza però poter effettuare ulteriori Phase Shift.

POD (Personal Object Delivery)

Il POD è registrato fra le unità ausiliarie pur non essendo una nave: si tratta di un vettore monouso, privo tanto di un Alcubierre Drive quanto di un Quencher, che una volta lanciato non può che proseguire fino all’esaurimento della propria carica.

Il suo funzionamento, l’impiego postale e la doppia natura di capsula di salvataggio sono trattati nella voce dedicata al POD.

Munizioni a curvatura

La stessa architettura del POD viene impiegata anche per scopi militari: eliminando il supporto vitale e sostituendo il carico con una testata e un sistema di guida terminale si ottiene un vettore monouso capace di percorrere in curvatura una traiettoria preimpostata e riemergere in prossimità del bersaglio. Queste armi, ufficialmente classificate come munizioni a curvatura, in gergo militare sono note come pallottole.

Vi sono tuttavia una serie di limiti fisici che ne restringono fortemente l’impiego:

  • Impossibilità di manovra: una volta entrata in curvatura, la “pallottola” segue la traiettoria impostata al momento del lancio e non può correggerla fino al ritorno nello spazio normale. Qualsiasi variazione imprevista della posizione del bersaglio può quindi rendere inutile l’intercettazione.

  • Scarsa precisione: sulle distanze interstellari anche errori minimi nel calcolo della traiettoria, nella posizione del bersaglio o nei dati di navigazione possono tradursi in scarti molto ampi al momento della riemersione.

  • Vincoli gravitazionali: come qualsiasi altro vettore a curvatura, la “pallottola” deve riemergere a una certa distanza dai campi gravitazionali e non può quindi raggiungere direttamente bersagli protetti da una Phase Disruption Grid.

  • Costi elevati: ogni lancio consuma una matrice Voidmass, rendendo economicamente inefficiente sparare grandi quantità di “pallottole” contro un singolo bersaglio nella speranza di oltrepassare o saturare le sue difese.

Negli ultimi anni alcune di queste limitazioni sono state mitigate grazie allo sviluppo, da parte di Halcyon e Suzerain, di POD dotati di sensori autonomi e propulsori per la guida terminale. La modifica consente al vettore di acquisire il bersaglio subito dopo la riemersione dalla curvatura, correggere la propria traiettoria e percorrere autonomamente l’ultima parte dell’avvicinamento in regime convenzionale, comportandosi di fatto come un missile guidato. Si tratta comunque di sistemi ancora sperimentali e, di conseguenza, estremamente costosi.

Nonostante le prospettive offerte da questi sviluppi, le munizioni a curvatura rappresentano ad oggi una soluzione estremamente costosa, destinata soprattutto contro bersagli di alto valore per i quali il consumo di una matrice Voidmass e di un vettore monouso risulta giustificabile.

Veicoli atmosferici

Sui mondi dotati di atmosfera respirabile opera inoltre una categoria di mezzi che i registri navali non contemplano: i velivoli atmosferici. Non raggiungono lo spazio e non sono quindi soggetti allo Space Navigation Code; dal punto di vista giuridico non sono navigli, ma veicoli immatricolati dalle autorità coloniali secondo normative locali. È questo il limite oltre il quale la disciplina della navigazione spaziale cessa di applicarsi. La loro diffusione resta comunque limitata, poiché i mondi con atmosfera respirabile costituiscono una minoranza. Anche l’abilitazione al volo atmosferico è una qualifica specifica e non deriva automaticamente dal brevetto di navigazione spaziale, tanto che molti equipaggi non dispongono di personale abilitato.

I velivoli hanno inoltre un raggio operativo relativamente ridotto e sono adatti soprattutto agli spostamenti regionali. Per coprire grandi distanze planetarie, attraversare oceani o raggiungere aree prive di infrastrutture si ricorre invece ai Tracker, capaci di operare dalla superficie all’orbita e di raggiungere qualunque punto del pianeta.

Costruttori e classi

Progettare e assemblare una nave interstellare completa richiede cantieri orbitali, filiere di contenimento e capitali che pochissimi soggetti possono permettersi. Allo stato attuale i costruttori navali veri e propri sono cinque: Halcyon, Eidolon, Suzerain, Vahana e Orbe Sul. Ciascuno battezza le proprie classi secondo una tradizione onomastica distinta, al punto che il nome di una classe permette quasi sempre di riconoscere il cantiere che l’ha prodotta.

  • Halcyon Defense Corporation adotta nomi tratti dalla tradizione marinaresca anglosassone, inclusi personaggi, luoghi e termini nautici: Pequod, Marlow, Typhoon, Hispaniola. La convenzione richiama la continuità storica tra marina oceanica, aeronautica e navigazione spaziale.

  • Eidolon Aerospace Group utilizza nomi provenienti dal canone europeo del viaggio, dell’esilio e dell’esplorazione: opere, protagonisti e mezzi leggendari come Odyssey, Beowulf, Aeneas, Gulliver e Argo.

  • Suzerain assegna alle proprie classi designazioni industriali, come SK74, VMK120 e KR44. A queste gli equipaggi affiancano tradizionalmente nomi geografici eurasiatici, in seguito divenuti semiufficiali: Volga, Amur, Altai, Baikal. La forma corrente combina entrambe le designazioni, ad esempio classe SK91 Baikal.

  • Vahana Industries utilizza nomi tratti dall’epica e dalla cosmologia indiana, con particolare frequenza per figure, armi e veicoli associati al viaggio e al cielo: Garuda, Arjuna, Pushpaka, Agni, Varuna. Il termine sanscrito vāhana indica il veicolo o la cavalcatura di una divinità.

  • Orbe Sul adotta nomi di venti, correnti e fenomeni atmosferici dell’emisfero australe, secondo una tradizione derivata dalla navigazione oceanica: Pampero, Zonda, Minuano, Humboldt, Benguela.

Per le classi interplanetarie e planetarie le convenzioni sono meno rigide e lasciano maggiore libertà ai costruttori, che ricorrono spesso a nomi di prodotto, termini tecnici, animali, strumenti o riferimenti minori coerenti con la propria tradizione.

Le altre MC, pur non costruendo navi complete, occupano segmenti altrettanto rilevanti della filiera: motori, reattori, sistemi di contenimento, computer, sensoristica, software, AEGIS e numerosi altri componenti essenziali. L’industria navale è quindi fortemente integrata: una nave Eidolon può montare sistemi di contenimento Aurelia, computer Nexus e software Helix, e la distinta di fornitura di ciascuna unità riflette spesso la rete di alleanze industriali che ne ha reso possibile la costruzione.

Interfacce di connessione (USP, HSC)

L’integrazione crescente dei sistemi di bordo ha reso necessario adottare una modalità di interconnessione condivisa. A partire dal 2076 è stato universalmente adottato lo standard noto come Universal Service Port (USP), riconosciuto da tutte le Egemonie e obbligatorio su tutte le unità certificate.

Una connessione USP è in grado di trasportare dati, potenza, gas respirabili e canali diagnostici attraverso un unico attacco normalizzato: può dunque essere utilizzata per collegare utensili, PAD, apparati portatili, tute, strumentazione di laboratorio e sistemi di bordo, ed è presente in ogni compartimento della nave. Ogni dispositivo collegato comunica automaticamente il proprio tipo, l’assorbimento previsto e lo stato operativo: i sistemi di bordo possono quindi limitarne o interromperne l’alimentazione qualora risulti incompatibile, difettoso o non autorizzato. L’unificazione di energia, dati e supporto vitale nello stesso standard riduce inoltre il numero di connessioni necessarie e il rischio di errori durante le operazioni.

I collegamenti tra unità di grandi dimensioni utilizzano invece lo standard Heavy Service Coupling (HSC), connessioni ad alta capacità destinate al trasferimento di energia, dati, atmosfera e fluidi tecnici tra navi, stazioni e infrastrutture. Nel linguaggio degli equipaggi sono comunemente chiamati ombelicali.

I nomi delle AEGIS

I sistemi AEGIS installati a bordo delle astronavi dispongono normalmente, oltre alla propria designazione tecnica e al numero di serie, di un nome proprio utilizzato dall’equipaggio nelle comunicazioni quotidiane.

La consuetudine nacque con i primi sistemi di assistenza vocale avanzata: l’impiego di un nome breve permetteva infatti di rivolgersi direttamente al sistema senza ricorrere alla sua designazione tecnica e riduceva la possibilità di errori durante le comunicazioni di bordo, soprattutto in condizioni di emergenza o in ambienti rumorosi.

Nel tempo si affermò una convenzione pressoché universale basata sull’impiego di nomi di due sillabe, generalmente composti da quattro o cinque lettere; i nomi vengono scelti in modo da essere facilmente pronunciabili, foneticamente distinti e difficilmente confondibili con ordini, termini tecnici o altre espressioni ricorrenti nelle comunicazioni operative.

Alcuni esempi: Eris, Elis, Uika, Mira, Nora, Yuna, Kira, Anja, Eira, Nara, Sora, Vela, Iona, Asha, Arno, Bodo, Cato, Denis, Emre, Idris, Kenji, Milo, Nuri, Oren, Ravi, Taro, Vito, Yuri.

Il nome proprio non sostituisce l’identificazione tecnica del sistema. Nei registri di bordo un’AEGIS può pertanto essere identificata attraverso tre livelli distinti:

  • il modello, che indica la famiglia e la versione del sistema;
  • il numero di serie, che identifica la singola unità;
  • il nome d’uso, impiegato dall’equipaggio e nelle normali interazioni vocali.

La scelta del nome viene effettuata durante la configurazione iniziale dell’unità e rimane normalmente associata alla stessa AEGIS per tutta la sua vita operativa, anche in caso di trasferimento su un’altra nave. L’atto di rinominare un’AEGIS è tecnicamente possibile ma viene quasi sempre evitato per ragioni scaramantiche, essendo tradizionalmente considerato presagio di grave sfortuna.